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Massimo De Carlo

 


Inaugurazione presso la Galleria Massimo De Carlo
08.05.2008, ore 19.00 - Inaugurazione di tre mostre personali: Mario Airò, Jason Dodge, Lawrence Weiner. Fino al 28 giugno.

Ho steso corde da campanile a campanile; ghirlande da finestra a finestra; catene d’oro da stella a stella, e danzo.
Con il verso tratto dalle Illuminazioni di Rimbaud, Airò, artista pavese del 1961 che lavora tra Milano e la Toscana, intitola la sua installazione presentata presso la galleria milanese di De Carlo. Nel grande salone regna una pace primaverile; un impercettibile vento muove le foglie che l’artista ha sospeso dal soffitto e fa danzare grazie ad un meccanismo motorizzato su percorsi prestabiliti. Una danza perpetua, ipnotica, che lascia sospesi per diversi minuti con il viso rivolto verso l’alto; in perfetto sincrono con il movimento delle foglie, una musica si diffonde nello spazio, accompagnando la danza. L’esperienza sensoriale ottenuta è così rappacificante, lontana dal caos cittadino che un attimo prima ha stordito i nostri sensi. Anche in questa occasione l’artista, tra i più influenti della sua generazione, sa trasmettere con semplicità stati d’animo e sensazioni fortemente emotive; accentuando la calma e la tranquillità insita nella naturale caduta delle foglie dagli alberi, Airò carica di poesia e di attesa questo momento, prolungando la caduta all’infinto e creando così una danza magica e rilassante. Composte da oggetti, immagini, testi, suoni e fonti luminose, le sue installazioni, esposte anche alla GAM di Torino, al P.S.1 di New York, alle Biennali di Venezia e di Mosca, giocano sull’effetto incantatorio e seducente, così da trasformare gli ambienti espositivi in spazi mentali irreali, capaci di restituire il senso di una vita sognata più che vissuta, di regalare allo spettatore momenti magici in un mondo irreale creato però con la semplicità delle cose reali.  

Modificato/Moderato con una linea di grafite
 è invece il murales che Lawrence Weiner, 1942, realizza direttamente sulla facciata della galleria. Di chiara matrice concettuale, il lavoro di Weiner si concentra sulla ricerca del linguaggio, della parola. Dagli anni ’70 infatti il suo operato si caratterizza principalmente da parole con caratteri dipinti sulle pareti. In questo caso “grafite” è la parola centrale che domina gli spazi della galleria tramite formulazioni linguistiche sospese tra l’atto e la potenza; azioni possibili ma solamente immaginate dall’artista e mai realizzate, secondo i dettami che lui stesso ha concluso nel 1968 sul suo lavoro: “1) L'artista può formulare l'opera. 2) L'opera può essere realizzata. 3) L'opera può non essere costruita (Essendo ognuno di questi momenti analogo all'altro negli intenti dell'artista).

Simile al processo della scrittura meccanica dettata da un flusso di coscienza liberatore, appare anche il lavoro di Jason Dodge, classe 1969, in cui gli oggetti scelti per le sue installazioni funzionano da idee singole, capaci però di presentarsi allo spettatore come un flusso narrativo concatenato non univoco ma bensì con una trama libera di essere reinterpretata da ogni spettatore. In mostra l’artista presenta “un pezzo di tessuto del colore della notte”, che scopriamo da un manifesto appeso alla parete essere stato realizzato da Mariele Schultz a Lubecca ed avere l’uguale distanza (12 km) tra la terra il tempo; un guanto bianco bruciato da una colata d’oro; semi di cicuta che intasano il tubo metallico di una stufa; strumenti di una banda sparsi a terra e ricoperti da un telo di plastica. Il pensiero vaga così da un oggetto all’altro, spiazzando lo spettatore, che è chiamato a chiudere il cerchio, a dare un senso col suo pensiero a queste tracce solamente accennate dall’artista.


 
 
Inaugurazione presso la Galleria Massimo De Carlo
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