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Massimo De Carlo

 


The Yan Pei-Ming Show
Inaugurazione presso la Galleria Massimo De Carlo della mostra "The Yan Pei-Ming Show", con Yan Pei-Ming, Maurizio Cattelan, Bruce Lee, Huang Yong Ping, Piotr Uklanski.

Yan Pei-Ming, artista cinese classe 1960, è invitato nuovamente negli spazi della Galleria Massimo De Carlo. Ed egli, a sua volta, estende l’invito, veste i panni di un eclettico anfitrione che apre le porte di casa affinché i suoi ospiti possano comodamente prendervi posto. Come in un vero e proprio show televisivo, l’artista si diverte a tener banco, esibendosi in singolari duetti con i suoi invitati e coinvolgendoli in sketch ironici. 
All’ingresso lo spazio viene interamente occupato da Huang Yong-Ping, artista che condivide con Ming le origini cinesi e il successivo insediamento in pianta stabile in Francia, nonché le numerose mostre in cui i due artisti sono stati chiamati a esporre il loro lavoro - ultima fra tutte la decima edizione della Biennale di Istanbul appena inaugurata. Huang Yong-Ping si presenta con una installazione composita, che prende spunto da un piccolo negozio orientale ricostruito minutamente, con le tipiche mercanzie poste in bella vista sugli scaffali, sulla falsariga di pawnshop americano. Un elefante e un cane a dimensioni reali, realizzati in vetroresina e pellami, completano l’installazione invadendo l’area circostante, e con la loro la resa straordinariamente fedele vanno a incrementare l’effetto globale di trompe-l’oeil da iperrealismo dominante. Sullo sfondo campeggia un ritratto di Bruce Lee sui toni del rosso eseguito da Ming.
Seguono degli altri acquarelli realizzati da Ming: un trittico in cui sono riconoscibili Maurizio Cattelan, una Madonna e l’artista stesso, l’ultimo imperatore Pu Yi nonché un Buddha rosso a sé stante; dei ritratti che paiono quasi astratti se visti da vicino e che acquistano invece un nitore straordinario se contemplati a distanza. Nel rivisitare le icone di un Buddha, di un Bruce Lee o di una Madonna, l’artista si inserisce in una linea di continuità con la tradizione pittorico-figurativa, e al contempo manifesta un atteggiamento decisamente pop nel momento in cui si fa cultore dell’iconografia di matrice spiccatamente socialista. Le sue sono immagini programmaticamente prive di interiorità o spiritualità, soggetti ricorrenti dell’immaginario cinese od occidentale scelti più per il loro valore di icona o di cliché che per ciò che effettivamente rappresentano, senza alcun rimando alla religiosità. 
Il ritratto di Ming eseguito da Piotr Uklanski: forze di pressione, dilatazione, contrazione e schiacciamento vengono esercitate sul soggetto in posa e lo alterano, quasi si trattasse di forze invisibili che percuotono l’intero corpo dalle angolazioni più svariate.
Ming presenta anche un ciclo pittorico sul tema della morte. La sua tavolozza si schiarisce e vira verso il bianco, colore che per tradizione orientale è legato al lutto, ma anche alla spiritualità, a quella purezza originaria che opera sull’anima come il silenzio assoluto e trabocca di possibilità vive. L’artista insiste nella monocromia, abbraccia una scelta di riduzione cromatica che si avvicina per certi versi a quello spirito dell’arte minimalista votato all’essenzialità e alla purezza. 

 
The Yan Pei-Ming Show
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