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Massimo De Carlo

 


Tino Sehgal alla Fondazione Trussardi
La Fondazione Nicola Trussardi porta per la prima volta in Italia una personale di Tino Sehgal, a cura di Massimiliano Gioni. Fino al 14 dicembre a Villa Reale, sede della Galleria d'Arte Moderna di Milano.

Dall’11 novembre al 14 dicembre 2008 la Fondazione Nicola Trussardi presenta la prima grande mostra personale in Italia di Tino Sehgal nelle sale di Villa Reale. 

Tino Sehgal è uno degli artisti più radicali che siano emersi negli ultimi anni: la sua è un’arte senza oggetti in cui il pubblico è posto di fronte a situazioni insolite e surreali interpretate da ballerini, attori e persino dalle guardie del museo. L’artista tedesco è un regista di giochi di ruolo, un direttore che usa i gesti e i corpi di diversi interpreti come materiali per i suoi tableaux vivants. 

La visita alla mostra di Tino Sehgal è una sequenza di incontri con sculture viventi, persone in movimento colte in pose isteriche o intrecciate in abbracci sensuali che si moltiplicano negli specchi delle sale di Villa Reale. Le opere di Sehgal sono coreografie che si svolgono ininterrottamente per tutta la durata della mostra e con cui i visitatori sono invitati a confrontarsi. Per la sua prima grande mostra personale in Italia Tino Sehgal ha lavorato a lunghe sessioni di audizione, passando in rassegna oltre 300 uomini e donne, giovani, adulti e anziani, ballerini, comparse, cantanti professionisti e gente comune con formazione e esperienze diverse da cui ha selezionato i 70 attori delle sue opere: mimetizzate tra le guardie e il pubblico, decine di interpreti colgono lo spettatore di sorpresa, trasformando la visita alla villa in un nuovo teatro dell’assurdo. 

Con This is new (2003) la cruda realtà di tutti i giorni penetra negli spazi del museo recitata da uno dei custodi che declama le notizie del giorno. In This is so contemporary (2005) le guardie della mostra, come possedute, stupiscono il pubblico con una danza gioiosa e spiazzante. Con This is Propaganda (2002) l’arte mette in discussione il suo potere di comunicazione. Una delle guardie del museo all’improvviso intona un’aria lirica che con le sue note melanconiche e ossessive diventa un commento in presa diretta all’immagine della grande tela Il Quarto Stato (1901) di Giuseppe Pellizza da Volpedo. 

Le opere di Tino Sehgal vivono di riferimenti continui con la storia e con il passato e sono allo stesso tempo un’occasione unica per vivere l’arte come un’esperienza sociale in cui spettatori e attori partecipano a uno scambio continuo di sguardi e di ruoli. In Kiss (2002) i corpi di due ballerini si muovono rotolandosi a terra e riproducono i più celebri baci della storia dell’arte – da Antonio Canova, che eccezionalmente troviamo anche nella collezione della Galleria d’Arte Moderna, a Jeff Koons – mentre Instead of allowing some thing to rise up to your face dancing Bruce and Dan and other things (2000) è un’antologia dei gesti più celebri delle opere in video dei grandi maestri Bruce Nauman e Dan Graham, trasformati in una danza di una lentezza ipnotica. Accanto alla Maddalena di Francesco Hayez, la prosperosa Venere di Pompeo Marchesi, le contorsioni al suolo della ballerina di Tino Sehgal simulano un’estasi sublime. 

This Occupation
(2005) è un racconto di disagio, un nuovo punto di vista sul sistema economico e sul mondo del lavoro in cui una persona racconta la propria esperienza ai margini della società – un’opera su come occupare e trasformare il tempo. In Selling Out (2002) l’arte si mette a nudo: un ballerino mima uno spogliarello che, visto nel contesto della Villa Reale, si arricchisce di ironia e di molteplici spunti di riflessione sulla storia dell’arte e sul potere dello sguardo. Tra le creature mitologiche un po’ troppo svestite, i personaggi religiosi fin troppo umani e i contadini burberi della collezione di Villa Reale, infatti, la storia dell’arte si rivela come una storia di corpi che si muovono nello spazio: l’arte di Tino Sehgal prosegue questa tradizione, ma invece di rappresentare i corpi e i loro desideri, ce li fa vivere in carne e ossa. 

L’opera di Tino Sehgal è anche una riflessione sul valore e sullo spazio dell’arte. Sehgal ha scelto di sottrarre le sue opere a ogni tipo di documentazione e di riproduzione concentrandosi - come in un maniacale esercizio di autodisciplina - sull’eccezionalità dell’esperienza diretta e fisica dell’arte: il suo lavoro infatti esiste come una forma di tradizione orale, una leggenda, un racconto che deve essere tramandato e che non può essere fotografato, illustrato o tradotto in immagini. Le situazioni coreografate da Tino Sehgal sono capaci perfino di produrre i propri anticorpi: in This is Critique (2008), opera inedita e presentata alla Villa Reale in anteprima, l’artista si mette in crisi provocando un’animata discussione con il pubblico sulla propria attività.

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Tino Sehgal alla Fondazione Trussardi
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